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La visita di Paul e Frances Finch a China Muthevi, India –  2-19 agosto 2007

 

Nel cuore dell'India l’educazione è vitale

 

La povertà non è il fattore discriminante per una vita di vero benessere. La luce che irradiava dagli occhi degli alunni della scuola elementare trasmetteva una gioia che contrastava con l’aria triste e  malinconica del villaggio.

 Eravamo appena arrivati nel villaggio di China Mukthevi dall’industriosa e intraprendente città di Hyderabad che vanta più di 7 milioni di abitanti.  Dopo un viaggio di sette ore lungo la statale affollata di vecchi camion, piccoli taxi Piaggio a tre ruote sovraccaricati di persone, autobus scassati, vespe, motociclette e biciclette per non parlare dei bufali e buoi, avevamo lasciato alle nostre spalle i privilegi e le comodita' della vita con acqua corrente in casa, banche, servizi postali regolari,  e supermercati. Svoltando lungo la strada non asfaltata, venivamo salutati dal preside e dagli insegnanti e da più di 80 alunni della fiorente Upper Primary Elmentary School fondata 11 anni fa. La musica gioiosa dei canti ritmati, i colori brillanti  dello striscione di saluto, il battito delle loro mani, rallegravano l’atmosfera di questo villaggio sperduto in mezzo a migliaia di campi di riso. Questa accoglienza era soltanto il festoso inizio della nostra intensa visita di otto giorni in mezzo ai 300 abitanti.

 Nelle nostre due valigie di bagaglio in eccesso concessoci dalla Compagnia aerea Emirates, avevamo portato tanti materiali didattici per gli insegnanti ed i bambini della scuola, che erano stati forniti da molti alunni dei corsi di English for You della 5° Circoscrizione di Vicenza, e dai membri della nostra Chiesa evangelica. E’ stato bellissimo vedere il primo palo di pallacanestro impiantato e sentire le urla di gioia degli alunni quando tiravano con il nuovissimo pallone al canestro.

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 Nonostante che la lingua principale sia il Telugu, una parte significativa dell’insegnamento include l’utilizzo della lingua inglese, che costituisce un ingrediente vitale per infrangere la catena delle caste che imprigiona questi bambini nati nelle famiglie degli “intoccabili”. E’ stato impressionante vedere quanto siano giganti i passi fatti nella loro educazione, e come questa si trasmetta a sua volta ai loro genitori analfabeti. Un pomeriggio siamo stati accompagnati in due case, che  nonostante fossero niente più di baracche ricoperta di paglia a protezione delle piogge torrenziali e monsoni, merito della nuova regola di vita dei bambini con le loro divise ed orari di puntualità, i genitori hanno cominciato a mettere in ordine. Nonostante che fuori ci sia il fango e non ci sia l’acqua corrente, l’interno è pulito lindo! Se all’inizio dell’iscrizione dei suoi bambini alla scuola la mamma non poteva nemmeno firmare con il suo nome, ora non solo riesce a firmare ma  perfino a leggere. Le lacrime di gioia scivolavano giù per la faccia di Salomina mentre raccontava con gioia come la scuola aveva dato alla sua famiglia di tre bambini una speranza di  non dover restare imprigionati nel sistema delle caste, qualcosa che prima a lei sembrava totalmente impossibile. Quando, il giorno dopo, siamo andati a vedere la casa di una famiglia che abitava nel vicino villaggio di Nidumolu  lo stupore era immensa anche per il nostra accompagnatore, il direttore e fondatore di Native, Edgar Sathuluri, perché ad aspettarci non c’erano solo i genitori di una famiglia, ma quelli di tutte le famiglie che avevano bambini iscritti nella scuola. Alla  cerimonia di accoglienza c’era anche il sindaco del villaggio che ha voluto fare un discorso formale di riconoscimento e ringraziamento per il contributo sociale che la scuola ha apportato al villaggio.

 Durante la settimana pienissima della nostra visita, non abbiamo avuto dubbi nel notare che l’impegno di NativeOnlus fornisce realmente una speranza che è: “Una luce nella tenebre”.  Il beneficio va al di là di ogni nostra aspettativa e illustra che la povertà di per sé non è il nemico. Le famiglie dei bambini della scuola restano povere ma non più senza speranza e tristi. La casa resta carente dei confort tipici della società occidentale, eppure la gioia sprigiona dai visi della famiglia che ci vive. Se è vero come diciamo a Native Italia, “in un oceano di bisogno ogni goccia conta”, siamo stati immensamente felici di vedere gli stupefacenti effetti del contributo delle "gocce" provenienti da Vicenza ed dall'Italia.

 Un sincero e profondamente sentito “grazie” va ad ognuno che partecipa a questa iniziativa, che andrà avanti con la costruzione per questo autunno del nuovissimo edificio della scuola che potrà pure, attraverso l’insolita iniziativa di un donatore,  avere anche acqua corrente potabile! 

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                                                                                                      Paul e Frances Finch

 

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